Santuario S. Maria della Stella

LA LEGGENDA

 

Al largo di questo mare il veliero s’arresta: i marinai perplessi non sanno se continuare o approdare a riva.

 

«Sopravvenuta intanto la notte — e qui lasciamo raccontare p. Giovanni Fiore, molto vicino all’episodio — ecco fra quella scurezza un raggio strisciante di fuoco quale uscito da vascello s’imboccava verso la grotta del monte in distanza di miglia dieci: non però veduto da pochi pastori, quali vegliavano sulle loro greggi.

 

 Al farsi del giorno pubblicata dai pastori la visione, alla quale dava non leggero peso l’immobilità del legno; con che risvegliata la gente scese in mare e salita su del vascello vi ritrovarono una bellissima statua di pietra tra marmo della Vergine, qual si recava altrove: onde si fece argomento ch’ella gradiva di fermarsi più che in altra parte sicché pubblicandosi dappertutto si moltiplicò la gente con processione ed altre sacre dimostranze per condurre come già si condusse la venerabile statua...»

 E la si condusse, secondo la versione di Libero Fiorenza ed Edoardo Pisani — scrittori di Pazzano — su di un toro irrequieto, che si rese buono sotto il peso amoroso della Madonna.

 

Salendo il sentiero irto e sassoso sotto il sole della stagione estiva, un limpido zampillo d’acqua sarebbe scaturito dal cuore dell’arsa roccia, per prodigio di Maria. La  canzone popolare non omette il particolare e narra:

« Nci iru l’occhi nta la timpa nuda miraculu! cumparva na funtana »

Luigi Cunsolo chiude con questa immagine il poemetto

« La Leggenda di Montestella »:

 

« E sopra il monte scese rilucente l’astro di fiamma nella notte, chiara di un immortale tremito di stelle.

 

 Quando tra i cerri e i frassini del monte, la solitaria porpora del sole tinse le rocce pendule dell’antro, s’effuse un inno di commosso amore che lungo i freschi rivolti correnti discese a valle, dilagò da monte a monte, diventò battito insonne da mare a mare: sul dolore umano ora la dolce Vergine Marianella quiete del profondo speco le bianche mani alla preghiera giunge soavemente: e l’odono i mortali curvi nell’ombra della fosca sera »